ME/MOIRE (O I CAMBIAMENTI DEL SE’) #JeSuisCharlie

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Le coperte conferiscono calore, sono consolanti, rappresentative. Le coperte detengono la naturale dote confortante animi. Rassicurante. Diversamente dagli strappi. O ratti. Deturpazioni ambientali, inconcepibili violenze dalle fattezze ambiguamente orride, raggelanti. Non un harakiri. Rituale, forse.

Non autodestinato, di certo. Noi siamo loro, e loro noi. Inflitto in triplice o plurima complicità, “magistralmente” organizzata, dai 18 ai 34, passando per un 32 abbandonato su un’auto. Identificati in carta. Costituito. Ossimoro fattuale. Passamontagna con cambi e corse svelati in documento. Ci sono i precedenti. Anche le falsificazioni, e gli occultamenti. Un dato però resta, dodici per l’esattezza, fili tagliati da ingiuste Parche. Sorprese. Noi siamo loro, e loro noi. Dodici strappi in coperta, opera di. Ratti. Sfuggono l’acqua, la chiarezza, inseguono fughe tracciate, mordono, devastano l’integrità. Una coperta con dodici strappi. Gomme possono cancellare. I tratti, le matite, li correggono, abbozzano, ma Charlie l’ha perduta. La coperta, e le matite.

Ogni matita spezzata è un pensiero sottratto all’umanità, un respiro limpido aspirato, risucchiato, annientato, speranza brutalmente estirpata. Ai posteri. Compito della memoria sarà ricordare, compito di ciascuno rammentare di modulare se stesso al cambiamento evocante, non semplice commemorazione ma attiva, costante rappresentazione dell’incommensurabile sacrificio. Triste esordio. Noi siamo loro, e loro noi. Gennaio non è concluso e gli “auguri” sono infine giunti, profeticamente, in mondo estremo. Dicono. Fondamentale capire le reali matrici. Angolazioni. Di certo orientate verso il meccanico interesse al mantenimento ignorante, occludente e oscurante. Un oscurantismo imposto, ottenebrante animi e inforcante polveri armate. Militari. Lo stragismo era cessato nei ’60. Era. E le menti allora partorite e formate, custodi del crudo più reale, maestre del vero, Giuno e Talia non le tuteleranno. Non più. Cosa dirà dunque la procace Paulette, e Patapon, e Maurice? Cosa diranno? Cosa diremo? Dove saranno? Noi siamo loro, e loro noi. Forse osserveranno il mare, lì dove non esistono limiti o barriere, dove le profondità cromatiche sono estese oltre plurimi orizzonti, dove l’estensione non è temuta, dove orrore e negazione non hanno posto, non più.

CHARLIE HEBDO:

Stephane Charbonnier, Charb;

George Wolinski;

Jean Cabut, Cabu;

Bernard Verlhac, Tignus;

Philippe Honoré;

Bernard Maris;

Elsa Cayat;

Michel Renaud;

Mustapha Ourrad;

Frèderic Boisseau;

Franck Brinsolaro;

Ahmed Merabet.

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Goylì Goylà

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