Chanson in Clip

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Una notte, nel nonpoicosìlontano 2016, una canzone irruppe tra le sinapsi.

Era simile ad un acuto violino. Insieme di note, numeri e parole.

Era e ancora è. Una canzone funambolare, che lascia sospesi a soppesare

i ritmi, i singulti e le atemporali sospensioni.

Oggi, pur essendo la canzone funambolante d’allora, ha intrecciato il verbo,

il tango e le ventose arie e mutato se stessa divenendo battito di ciglia.

O meglio un batter di ciglia, ove la differenza sta nella presenza, manifesta,

di moto. A seguire il battito – canto – notturno

 

Chanson Nocturne, 2016

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Su macerie e bagliori

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Pensavo alla candida perfezione di un fiocco invernale, regolare e fedele a se stesso.
Pensavo alla candida, democratica accettazione esistente tra i fiocchi.
Diversi, tutti, l’un dall’altro
egualmente scivolano tra le distanti nubi e i freddi cieli.

E ricordano le perle, generate da morbidi architetti intrappolati in dimore sabbiose.

Nate da
scorie, scarto /come fango/ modellate in circolare candore.

E ricordano le saline produzioni oculari, come quando il pungente chiarore s’insinua tra le sclere
o l’intirizzente blu blocca le articolazioni.

Costringendo l’occlusione. Oculare quanto gestuale.

Pensavo a quante differenti, imperfette, perfezioni esistano e a quante macerie, scarti e scorie le circondino.
Pensavo alla luminosità dei fiocchi, delle perle, degli sguardi dopo le tempeste, dopo i geli, dopo le chiusure.
Pensavo a quanto richiamino la maestosità dei cieli, la delicata danza dei venti, l’immensa profondità degli abissi.

E così ho rammentato perché fiocchi, perle e lacrime ricordano l’imperfetta
meraviglia che suscitano il vivere e i viventi, tutti.
Nonostante le scorie, nonostante le macerie.

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Foto: Our lady of the rubble
(Prima Pubblicazione: ItyArt.com)