Quando vita e arte si incontrano

Quando vita e arte si incontrano…

si genera un processo rivoluzionario,

terrificante e meraviglioso.

Un processo in grado di stimolare gioie

e tormenti.

Un processo in sé libero e tuttavia

condizionato, condizionante.

Un processo che aspira ad eguagliare il sogno.

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Chanson in Clip

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Una notte, nel nonpoicosìlontano 2016, una canzone irruppe tra le sinapsi.

Era simile ad un acuto violino. Insieme di note, numeri e parole.

Era e ancora è. Una canzone funambolare, che lascia sospesi a soppesare

i ritmi, i singulti e le atemporali sospensioni.

Oggi, pur essendo la canzone funambolante d’allora, ha intrecciato il verbo,

il tango e le ventose arie e mutato se stessa divenendo battito di ciglia.

O meglio un batter di ciglia, ove la differenza sta nella presenza, manifesta,

di moto. A seguire il battito – canto – notturno

 

Chanson Nocturne, 2016

Su macerie e bagliori

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Pensavo alla candida perfezione di un fiocco invernale, regolare e fedele a se stesso.
Pensavo alla candida, democratica accettazione esistente tra i fiocchi.
Diversi, tutti, l’un dall’altro
egualmente scivolano tra le distanti nubi e i freddi cieli.

E ricordano le perle, generate da morbidi architetti intrappolati in dimore sabbiose.

Nate da
scorie, scarto /come fango/ modellate in circolare candore.

E ricordano le saline produzioni oculari, come quando il pungente chiarore s’insinua tra le sclere
o l’intirizzente blu blocca le articolazioni.

Costringendo l’occlusione. Oculare quanto gestuale.

Pensavo a quante differenti, imperfette, perfezioni esistano e a quante macerie, scarti e scorie le circondino.
Pensavo alla luminosità dei fiocchi, delle perle, degli sguardi dopo le tempeste, dopo i geli, dopo le chiusure.
Pensavo a quanto richiamino la maestosità dei cieli, la delicata danza dei venti, l’immensa profondità degli abissi.

E così ho rammentato perché fiocchi, perle e lacrime ricordano l’imperfetta
meraviglia che suscitano il vivere e i viventi, tutti.
Nonostante le scorie, nonostante le macerie.

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Foto: Our lady of the rubble
(Prima Pubblicazione: ItyArt.com)

CHANSON NOCTURNE

(Festa finita, Sandra Batoni)
(Festa finita, Sandra Batoni)

 

 

Pizzica la corda congedata e il volo dell’arazzo s’incunea tra rettangoli sbarrati. Pizzica la corda e batte la nota. Su una cifra annuale il tempo fugge. Raddoppia e avanza deteriorando oniriche frazioni.

4/8/0/2/1/5/3

Frastagliato si erge il vociare come d’un costone il profilo, acuto e spinoso. Frammentato. In cubiche contorsioni. Da palingenesi. Da anestesie. Il vociare rimbomba, il vociare.

“E se gli astri sorridenti si affacciano ai giocolieri e ai colori”

 

(Notturno, G.P.Dulbecco, 2009, )
(Notturno, G.P.Dulbecco, 2009, )

E, se.

Verso l’angolo, dietro il battente, indietro, si terrà il dubbioso carico di morsi e serpi in petto. Eppure pizzicherà la corda eppure batterà la nota.

“Eppure”.

Eppure a Ukok*riposa la regale distesa tra sete e nobili segni. Eppure destata ella riposa e riposerà nella magia dei morbidi segni. E se gli accordi e i canti si annodano ai passi d’una giravolta, altri accordi e altri canti lasceranno passare fiumi svuotando piene, riempiendo vuoti. Eppure i canti, eppure gli accordi, eppure pizzicata la corda in suono renderà le note germoglio, eppure, in doglianza e in estasi, il volo e il germoglio si estenderanno.

 

(Gelsomino notturno, Fabrizio Costanzo, 2010)
(Gelsomino notturno, Fabrizio Costanzo, 2010)

Goylì Goylà


* Principessa di Ukok, o Mummia dell’Altai, Siberia.

IN SPLEEN, WE TRUST

(Egon Schiele, Herbstsonne und Bäume, 1912)
(Egon Schiele, Herbstsonne und Bäume, 1912)

 

Si riparte dall’albero scomposto, sui fianchi aperti dal segreto silente vivono chiuse
porte che sparano singulti contro il soffitto /soffio/ ampio del treno. Note su rimbombi. Si riparte dall’albero scomposto. Sui fianchi aperti, lungo il sentiero limpido in giallo e grigio si ergono sagome trasmettenti. Mono trasmettenti. Mono riceventi. Autoreferenziali. Le tetra-motrici sono lombrichi dal ventre colmo. In giallo e grigio. Le cuffie isolano. Il silenzio è quel caos rimbombante solitudini. Le cuffie isolano dalle solitudini. Ogni isola, per sé ristagna. Ogni isola, per sé, incalza l’altoparlante. Le cuffie. Fuori dalla testa. Fuori, da quel capo. Dai balconi. Fuori. Si riparte dall’albero scomposto.

 

(Hopper, Seduti sull'auto)
(Hopper, Seduti sull’auto)

 

¶ Dove la rosa scarlatta giacque, lì rimase la purezza infranta.
Dove, la rosa scarlatta giacque?
Lungo il fiume. Ad un centimetro dalla folla.
In mezzo. La folla è l’esplosiva miscela a
cui è condannato il pigro.

(Nick Cave & Bad Seeds, Where the wild roses grow)
(Nick Cave & Bad Seeds, Where the wild roses grow)

 

Si riparte dall’albero scomposto. Dove hai dormito quella notte? Dove dormi quella notte eterna che chiami giorno? Dove? Le notti crollano al canto dei corvi. Sulla rena, si ammassano ergendo il cupo vessillo. Le spiagge non hanno granelli, sono foglie e sanno di autunno. Sono vive tra le argentee appendici. Sono gialle e grigie.
Toccare il potere dell’esistenza nel fogliame. Gialle e grigie. Giace in smunte albe, in suoni pallidi, per poi rigenerarsi nel silenzio dell’infiammante inflorescenza.


(Egon Schiele, dettaglio)
(Egon Schiele, disegni)

Goylì Goylà

METROSPETTIVITA’: TO BE OR NOT ?

(Tower, N. Ceccoli)
(Tower, N. Ceccoli)

I fumi sporgono su linee orizzontali.

In estensione, verticali, s’ergono come propensioni visuali.

Finestriche. D’ante. O occhiali prospettici. Le umane persone godono d’ampi diritti, doverosamente prefissati, per dovere agiscono, per dovere si astengono, per diritto pretendono. Non ampi. Non tutti. Tra umanità vantate e umanità sepolte vi è ampia differenza, nel riconoscimento. Tra umanità vantata, sepolta e non attribuita, vi è distinzione. Non umana è persona con facoltà cognitive al di sopra “dell’animalesca norma”, non umano, ma persona, è orango e delfino. Ma, se non umano, cognitivamente avanzato e persona, è l’orango ed il delfino, come definire quel(l’individuo) umano dalle ordinarie facoltà e scarsa, o assente umanità?
Dubbi, domande da the-time.

(A friend in Need, C.M.Coolidge, 1903)
(A friend in Need, C.M.Coolidge, 1903)

Tisane, depurative, digestive per il pensiero. Con la facoltà che lo stesso, pensiero, diventi come gli spazi metropolitani. Collettivizzato. Lo spazio collettivo è aria condivisa, frammentata, equamente spartita. E se le impressioni di settembre scivolano tra pagine e gocce. Di memorie.

Gocce, lente e costanti. Se, la pioggia, risulta purificata, ingrigita. Allora, aspirare una metropoli conferisce percezioni.

(Alessandro Sanna)
(Alessandro Sanna)

Di auscultazioni parziali e multiple, quartieri mentali, labirinti dalle proporzioni variabili e le dimore, in esse immerse, aspiranti Arianne. Anime pulsanti. E queste, distinte. Da plurimi lampi, o fili. Finestre, o punti, di diversificate visioni. E visibilità. Osservare da un punto equivale divenire oggetto d’osservazione di mille e più punti. Che sono altrui e propri. Che sono finestre, fili, lampi, riflessi.

Specchi, di animi aspiranti l’azzurro.

 

(Cult stories, N. Ceccoli)
(Cult stories, N. Ceccoli)

Goylì Goylà

LE NOTTI RIFLESSE

(Van Gogh, Notte stellata su Rodano, 1888)
(Van Gogh, Notte stellata su Rodano, 1888)

 

Dove ha dormito la Notte. La scorsa. L’ultima notte, quando stelle e fili ramati increspavano i manti, oscuri, di Ecate. Dove, ha dipinto tenere immagini e abbandonato incubi asmatici. Dove. Il luogo del rimpianto è terra arida e fredda. Le lacrime, sospese, vorticano in moto costante. Fisso. Immutabile. È il vortice dell’assenza. Del sonno senza sogni. Giunse un rombo, una notte. Era l’eclissi. In estensione si eclissavano dubbi e molesti pensieri. In estensione. Si alternavano ascendenze e discendenze. Offspring. Tecniche. Teoriche. La città delle macchine è ricca d’automi. Metropolis[1] ha alberi umani. Androidi spenti. Tra essi, un raggio, carminio s’inerpica. Tra essi, scivola. Lento. Silente. Ogni raggio è una stella esplosa[2] milioni d’anni fa. Ogni raggio è un petalo sfiorito, pagina bianca, contratta.

(Admiraphotography, Franco Pagetti, bombardamenti su Baghdad, 2003)
(Admiraphotography, Franco Pagetti, bombardamenti su Baghdad, 2003)

La china sta al fabrianico come la chiglia a Kanagawa[3]. Un giro contro la codardia. Un giro[4] contro l’ammutinamento, la pirateria. Ma dove sono sepolti i sogni e le coperte? Quella notte, lontana, fredda notte, si disse addio al luogo natio. Arrivederci. Dicemmo. Diranno. Diremo. Anche Peter, lo disse. Lo dice, ancora. Nell’eterno tentativo di raggiungere la stella, seconda, destrorsa. Nel moto instabile. Diritto. Il mattino accoglie, sempre, preghiere e amanti. Come i sagrati, i teatri. Sacro è quel tempio a cui amore è devoto, sacrale il battito accelerato, l’epistassi, le nevralgie. Emorragie. Sanguigno lo spirito donante, sacrale e sanguigno il tenero bisogno.

Avranno mai, tende e finestre, spinte emozionali? In quanto tenda, oscillerà. In qualità “finestrica” sarà filtro mostrante a sé il mondo e il mondo a sé. In limbi occlusi, aperti. Limbi. Il mondo, comunica. Dalla parte al tutto, dal tutto alla parte. E le finestre sono parti e filtri e in quanto parti e filtri concentrano il tutto senza scremare. Un filtro, in quanto tale, avrebbe compiti sfioranti l’infusione. Per natura. Ma, la natura, non è notizia diabolica, respinge l’asservimento e una finestra, dal suo canto, può scegliere variabili opzioni. Oscillanti. Dalla chiusura d’ante alla defenestrazione. Ma, qualsiasi scelta dovesse emergere, qualsiasi atto dovesse essere contemplato, esisteranno, sempre, sciarpe trasportate dal vento e traverseranno le lande, i campi, gli automi. Ominidi.

(SN 1006)
(SN 1006)

I gufi gireranno il capo, i cappelli carezzeranno le nubi in salti gioiosi e tu, noi tutti, lettori di missive, ancora, stropicceremo lo sguardo. Alla ricerca d’un senso, d’un segno. Ma segni e sensi si rincorrono, cercano, sfuggono. Segni e sensi giocano a scacchi.  E il cavaliere[5] non è giocatore quanto giocata pedina. Pedone. In cerca, ignaro del ruolo, del gioco. Gioca interpretando al meglio, al peggio, il proprio passo. In settembre i figli d’autunno chiudono gli occhi, in settembre le figlie d’autunno attendono la pioggia e le rose che al sole lo sguardo volgono, girando corone e chiome. E le spine, pur sfiorando l’epitelio, non dolgono. Le altalene, come emozioni, estatiche abbracciano archi e i gelsomini, dimora e culla divengono della trasformazione. Quel necessario cambiamento di pelle generante rigenerazione.

(V.I.T.R.I.O.L.)
(V.I.T.R.I.O.L.)

Scivola, come la carminia esplosione. Lenta e circolare. È phi[6]. Conchiglia dalle matematiche proporzioni. Aurea in rapporto e sembiante. Alchemica nell’intenzione vitriolica[7]. Ritornare al principio oscuro, affrontare il caotico silenzio della mente, ad inferos. E risorgere. Dalle asperità alla brillantezza[8]. Per poi chiedere e chiedersi, ancora una volta, dove, quella notte, ogni notte che è mantello di riflessione. Dove, il pensiero ha condotto e condurrà. La notte. Quella. Notte. Che è concentrazione luminosa, lanterna trillante in petto. Ogni notte, dove Ecate stessa è manto e il pedone, ogni pedone, lanterna. E questa, gabbia, aperta, pulsante. Finestra e filtro traversato dalle sciarpe siderali, carminie esplosioni di mondi lontani.

 

(Renè Magritte, "Il donatore felice", 1966)
(Renè Magritte, “Il donatore felice”, 1966)

Goylì Goylà


 

[1] Metropolis, film di Fritz Lang, 1927;

[2] Riferimento a SN 1006, supernova (esplosione stellare) avvistata nel 1006 (evento con magnitudine apparente di brillantezza ineguagliata) di cui son rimaste tracce, resti, simili ad una rossa “sciarpa”;

[3] Riferimento alla xilografia “La grande onda di Kanagawa” di  Katsushika Hokusai, 1830;

[4] Giro di chiglia, punizione adoperata, in mare, contro chi risultava reo di ammutinamento, pirateria, o colpevole di danni per negligenza, imperizia, imprudenza;

[5] Il settimo sigillo, film di Ingmar Bergman, 1957;

[6] Phi, rapporto aureo;

[7] Vitriol, principio alchemico (ripreso anche da Jung) acronimo: Visita Interiora Terrae Rectificandoque Invenies Occultum Lapidem;

[8] Per aspera ad astra, Seneca.

“LIFE & DESTINY: LA DANZA DEI NONSENSE”

(Vladimir Kush, Wind)
(Vladimir Kush, Wind)

Se iniziassimo un dialogo non costruttivo sull’inesistenza dei ponti e l’importanza degli spari miagolanti, sarebbe, forse, un modo per apparir savi o meri papageni? Un Papageno di prima mano, potrà cantare per ore paventando mancanze e menzogne. Fiero, direbbe che un gatto si curva in grilletto/ grigliato su grano, giallo/ di miglio, per miglia,/ lontano ovvero che un gatto curvato in grilletto/ grigliato su miglio, sgranato/ di fresco, sfrega fragranti/ frumenti in frizione. Violente parole e virulenti nonsense.

(Otmar Alt, Papageno)
(Otmar Alt, Papageno)

Se auspicare “Buon giorno” in tarda serata, equivarrebbe  asserire che Tarde negasse Durkheim imponendo la rissa per l’imitazione di un miagolio latente tra pallide more. Se, lesto un Ernesto non onesto, molesto, s’inarcasse in meridiane, si toccherebbe il punto. Un punto di non ritorno può anche infrangersi su steccati, rifrangersi in flutti marini, ma se il “buontristedì” è detto  in un giorno di sole, se si spruzza del blu lungo tiepidi bagliori, si reitera l’eterno mantra del “chi vive e chi muore”.

(W. Disney - S. Dalì, Destino)
(W. Disney – S. Dalì, Destino)

Ma ogni fine è comunque tiepido principiare e ogni iniziale è il punto focale dal quale spingere l’attenzione. Una morte gentile, una morte “d’onore”, è comunque altra. Diversa d’altalene, di certo. È rigenerazione,  da intendere, dunque, come possibilità d’emersione. Appartiene al giorno, alle notti, il ciclico compimento. Di nascita e dispersione. Ogni giorno, ciclicamente, una parte (più parti invero) di ciascuno, s’evolve e muta. E nel mutare, reinveste energie in percezioni differenti, punti d’osservazione, precedentemente spenti, o non presenti. Una danza, tiepida e lenta.

(W. Disney - S. Dalì, Destino)
(W. Disney – S. Dalì, Destino)

E se, danzando, l’umana statua definisse una donna, campana, il peso del tempo deformerebbe mani e menti nel tentativo carezzevole. Risvegliante. Le strutture limitano, occludono. Non le porte, i passeri o le perle. Ma la perla è una sfera lanciata contro le crepe dell’animo e le campane, bagliori, cuciti in soffioni germogliati da muscolari fenditure.

(Joan Mirò, La ballerina, 1925)
(Joan Mirò, La ballerina, 1925)

Goylì Goylà

BAUHAUS INSPIRED

(Wassily Kandinsky, Transverse Line, 1923)

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Il consumo d’un albero punta.    The tree waste bets .
Al muso d’un pennone.                 The muzzle of a flagpole .
Pesce – arbusto in cadenza al      Fish – shrub falling  to the
battito dell’arto corridore.            beat of the runner -limb
Sull’incudine pitagorica. Stop.    Pythagorean anvil . Stop .


Gli assi sono orologi fermi.                          The axes are stopped clocks.
Pulsano. Pulsa, il bianco della lanterna.   They pump. Beats the white lantern.
Lava l’abbrutimento sociale.                       Washing social degradation.
Statica frenesia d’assenza.                           Static frenzy absence .


Il nulla nel kaos ciarlante.                            Nothing in that chatter mess.
5 battuti e spalle alzate.                                 5 given and shoulders raised.
Al ribasso. Le chinate palpebre                   To the Downward. The bowed eyelids
mostrano il suolo.                                          show the ground .
Svaniscono. Al suolo.                                     Vanish. To the ground.

(Bauhaus, Bela Lugosi’s dead)

Pop – pop – pow- pillow pow .


Lo sguardo alla rete.                                                               The look to the drag.
Sono gradazioni di ombre                                                     Shadows’ gradations are
a danzare valzer sul petto.                                                dancing waltz on the chest.
Arbusto artigliato. In grigio.                                                 Clawed shrub. In gray.


Gradazioni d’ombre chinano                                           Gradations of shadows bow
i cappelli. La dannazione del sempre                         hats. The Damnation of a always
esistente. Esistito.                                                           existing one. Existed.
Iniziato. Concluso.                                                           Born. Over.


(Paul Klee, Insula Dulcamara, 1938)

Possedere la frescura alare,                                     Owning the cool wing,
il sentire sporco delle maree traverse.                  the dirty feel of reverse tides.
Il sentire sporco delle nebbie,                                 The dirty feel of mists,
racchiuse da funzionali quadri.                              enclosed by functional frameworks


“Raccomandiamo la paura dei saluti,                   “We recommend the greetings-fear,
al canto di sparute civette.                                        To the sing of haggard owls.
Raccomandiamo l’elettrico buio,                            We recommend the electric dark,
giglio, sbocciato dal cementificato soffitto”.      lily, blossomed from cemented ceiling”.


[Base collinare]                                                                  [Hillside plinth]


(Il gabinetto del Dottor Caligari)

“L’urlo nervoso, convulso,                                           “The nervous scream, jerky,
raccomandiamo”.                                                           we recommend”.


Go to.
Go to.


The sun is a cloud.
A cloud strongly closed in town.


(Gunta Stölzl, watercolor, 1921)

Goylì Goylà

TRA I GIGLI UN GIORNO [ A down day on lilies ]

(Victor Nizovtsev, Siren Song, 1965)
(Victor Nizovtsev, Dreams)

Il respiro ascende,                      Ascends the breath,

tremulo vaga e                             tremulous and confident

sicuro. Muscolo                           it wanders. Muscle

posto al limitare                           placed on the edge

d’un blu screziato.                       of a mottled blue.

Candidi arabesque. Muso.        Pure arabesque. Muzzle.


(William Blake, Ecate)
(William Blake, Ecate)

Umido ossigena, filtrata aria. Umido.            Wet oxygenates, filtered air. Wet.

Rigonfia il ventre.                                               Inflates the belly.

Grancassa musicale,                                          Armonic Kickdrum,

musicante inconsci prati e                               makes unconscious meadows and

verdi ancestrali strutture.                                green ancestral structures.


(Irlanda, Dunluce Castle)
(Irlanda, Dunluce Castle)

I maestri son sepolti. Tutti.                             Masters are buried. All.

Lì, al crocicchio odoroso,                                 There, to the smelling crossroad,

ove gialli petali attendono                               where yellow petals await

piumati compromessi. In calce.                     plumed compromise. At the bottom.


(Poster Blues Art, by Grego Anderson)
(Poster Blues Art, by Grego Anderson)

Calcificate le menzognere discese e                     Oh you, calcify the lying downs,

le asfittiche strette.                                                  claustrophobic bottlenecks.

Le ore. Calcificatele in lanci marini.                    The hours. Calcify them on see-jets.


Lì, dove il respiro è                                                 There, where the breath is

una tremula bolla e il nulla,                                  a trembling bubble and the nothing

apparente condizione.                                            evanescent condition.


Lì, come iridato globo                                            There, as iridescent globe

aspirante l’ascensione.                                           aspiring ascension.


(Bubbles)
(Bubble)

Goylì Goylà