Estensioni

E’ giunto il momento di evolversi!

Dopo una breve fase di transizione, si è deciso di dare un’ulteriore possibilità al progetto in bozzolo, ItyArt, convogliandovi alcune produzioni di Goylì Goylà.

La pagina Goylì e le sue caratteristiche creazioni rimarranno e saranno, dunque, affiancate da contenuti pubblicati su ItyArt.

Si coglie l’occasione per ringraziare chi ha seguito Goylì, accompagnandolo nelle sue peregrinazioni, e chi deciderà di continuare ad affiancarlo nel nuovo viaggio!

Goylì Goylà ha ampliato la sua dimora, lo troverete, variopinto e vivo più che mai, al seguente link: ItyArt

Ancora grazie e buona navigazione!

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Questione di scelte

Cambia tutto per non cambiare nulla… nulla muta, salvo le percezioni del non mutare.

E’ un giorno freddo e come ogni freddo giorno, pensieri e riflessioni, per quanto stimolati, faticano a palesarsi.

E’ come se, criogenizzati dal circostante gelo, non fossero in grado di balzare allo sguardo e prorompere in corali e allegri “siamo qui”. E’ come se, un’inquietante nebbiolina li avvolgesse. Come se preferissero non muoversi e restare in attesa. Che la nebbia passi? Che finga di passare?

Non passerà, è una storia eterna che vede più cani formare un centipede mordendosi code e terga.
E le terga, come i cani, sono (quasi) sempre le stesse.

Abbiamo i quadrupedi sognatori, permeati dall’illusione di fasti e gloria, in grado di ripetere meccanicamente lo stesso vuoto latrato, in modo indipendente, credendo che tale latrato sia una spinta autonomista e ribelle, foriera di grandi speranze e lustri. Non mancano i finti nuovi, propugnano il cambiamento, inneggiano alle sfide e alla tangibilità delle giovanili, stellari, proposte… hanno qualche idea interessante ma tentennano nell’espressione e nella formalizzazione delle stesse. Poi le volpi di lungo corso, dal ferreo regime e dall’integerrima storia, volpi favorite che preferiscono apparire agnelli, costrette a compromessi pur di recuperare il bellissimo trono.

E infine il lato sinistro. Il costantemente frammentato lato sinistro, che nella frammentazione mostra un’ala rossa e sicura del suo essere carminio e un’altra dai colori un po’ annacquati, tendenti al rosso, ma non troppo. Quest’ultima certamente incoerente con il luogo a cui dovrebbe appartenere, ma perfettamente in linea con le dinamiche peninsulari, ove il rossore manifesto è solo quello dell’imbarazzo.

Per quanto riguarda la piccola ala rossa, animata di buoni propositi, ebbene, la piccola ala parla con onestà di quel che bisognerebbe praticare per limare le crisi, consapevole della moltitudine di passi da compiere, parla con coraggio ma, intorno, gli scettici, per quanto simpatizzanti, sono molti e in tanti prediligono l’evitare il male peggiore indicando quello minore.

Qualcuno vorrà astenersi dal commettere errori e, per certi aspetti, se l’astensione fosse totale e conducesse ad un ribaltamento ribelle sarebbe un bel segnale. Ma, ahinoi, in cuor nostro sappiamo che non è né sarà così. Pur avendo illustri storie rivoluzionarie, di sangue bollente e fierezza oculare, la gelida nebbia blocca gli spiriti e ottenebra speranzosi scenari.

C’è forte delusione e disillusione, forse qualche piuma vermiglia in più potrebbe permettere un caloroso tramonto, capace di dar adito all’antica massima che vede cieli tersi e tempo mite in cambio di rossori serali.

Per il momento, e da lontano, solo qualche lampadina fa capolino con i suoi rossi contorni ma l’aria è fredda e la nebbia non manca. Non resta che attendere e confidare nelle piume vermiglie e nel battagliero spirito di una terra stanca.

Boschi roventi

Val Susa_ityart

 

25 giorni di emergenza, 600 sfollati, 300 incendi

A leggere simili numeri verrebbe da pensare ad un luogo remoto e devastato, un luogo, magari, fuori da qualsiasi giurisdizione, non in grado di fronteggiare eventi di tale portata.

Verrebbe da immaginare un luogo lunare, dimenticato da qualsiasi divinità, perduto nel suo personale orrore. Per questo, forse, appare sconvolgente sapere che tali cifre non riguardino il desolato pianeta X ma il nord Italia (nello specifico, una zona verde, boschiva) e, rullo di tamburi, si siano manifestate in autunno.

Difatti, elementi tipici che il manuale del perfetto incendiario prevede per la realizzazione di un corposo barbecue sono la presenza di un verde acceso, umidità tipica da foresta, tanta pazienza eee la mensilità ottobrina.

I non esperti potrebbero chiedersi, come sia assurdamente possibile che una vasta area, in parte abitata, piena di conifere e arbusti (non secchi) sia andata in fumo. Certo, il föhn, diranno, ha dato il proprio contributo, ma, come il termine suggerisce, si tratta di un surplus, un’aggiunta a qualcosa di esistente, un contributo a punto. Ci sarà stata una prima mano, suggeriranno, una scintilla innescante, potrebbero supporre.

E, di fatti, c’è. Al momento, la scintilla è un quindicenne.
Le autorità hanno reso noto di aver arrestato un quindicenne che tentava di appiccare incendi allo scopo di vedere all’opera i vigili del fuoco.

Un quindicenne colto sul fatto e fermato in tempo. Un quindicenne sicuramente capace, del cui fermo ci congratuliamo ma, considerando la mole dell’evento dannoso, i sù citati non esperti, che a volte sono anche complottisti, ipotizzeranno la presenza di competenze più ferrate ed esperienti.

Pare, inoltre, che in una zona della val Susa gli incendi abbiano raggiunto anche il presidio NoTav. Intanto, dall’Interno, cravattati sostengono di aver individuato “dispositivi pronti ad agire” che farebbero presumere l’esistenza di un piano dolosamente premeditato, in grado di ritornare a colpire se il föhn nuovamente s’azionasse. Ma, attenzione, il dolo è solo presunto, non vi è certezza.

Nel frattempo, da Croazia, Francia e Svizzera giungono mezzi aerei e litri d’acqua. Nel frattempo, dopo poche ore, la sfiorata Lombardia ha chiesto lo stato di emergenza nazionale. Nel frattempo, di fronte a nuove proposte di mezzi francofoni pare che qualcuno abbia detto no, per gli alti costi di rimborso.

Così, tirando le somme, è da 25 giorni che il Piemonte (e non solo) arde, gli ettari bruciati sono molti, la gente in emergenza aumenta, i canadair carezzano i cieli e 10 militari fanno capolino dalle fronde.

Così, l’attuale, triste bilancio vede:

25 giorni di emergenza, 600 sfollati, 300 incendi, oltre 200 ettari perduti, un ragazzetto agli arresti, fuoco resistente, piromani itineranti, cucù militari e possibili dolosità.

Le indagini, dunque, continuano e in tale ardente marasma, potremmo permettere alla speranza d’indugiare su umorismi neri, come la giornata suggerirebbe,  lasciandole auspicare che le citate indagini non diventino l’ennesimo fuoco di paglia all’italiana.

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***Alcuni articoli sull’argomento:
31/10/2017, ANSA
30/10/2017, 3BMETEO
29/10/2017, CORRIERE

Tra luci e colori

Flying_eyes_ity_art

Avete fatto caso alla delicatezza che la luce ottobrina è capace di emanare?

Le finestre ed ogni oggetto, dalla sedia al bicchiere, dal tavolo al dorso della mano sono sfiorate da un tenue bagliore. Quasi sacro, quasi eterno. Ci si chiede se questa luce sia capace di far trasparire la vera essenza delle cose… intanto sovviene alla memoria la cara Gertrude “una rosa è una rosa è una rosa” e con lei verrebbe d’affermare che tutto ciò che è, puramente esiste. Eppure, come non notare e glorificare con sguardo e spirito la vibrante essenza che ogni elemento emana sotto questa luce?! Sarà questione di prospettive, angolazioni, sguardi o propensioni… ma, oggi, ogni cosa che nella sua concretezza è percepibile mi appare sacro e circonfuso d’un alone altro, magico.

Questo bicchiere è una rosa, questo tavolo è una rosa, questa mano è una rosa e comunque bicchiere, tavolo e mano. Comunque loro stessi, comunque altro.

In tale apnea sognante, la luce chiama il colore e il colore la carta e la carta le dita e uno stuzzicadenti, per le linee sottili. Sentire la luce e il colore tramite il calore dei polpastrelli è un’esperienza sublime, catartica. Liberatoria oltre ogni dire.

Non importa il fine ultimo, non c’è scopo, non esiste una ragione scientifica ed esatta della liberazione. Anch’ella è, accade, si manifesta e genera impronte, di varie forme e dimensioni. Di qualcosa che non si comprende, di qualcosa che, a sua volta, esiste interiormente. Al di là di ogni pensata immagine, esiste, in profondità.

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ItyArt

TUMTUMMA ANCORA

 

Edward-Hopper-Sunlight-on-Brownstones-1956-goyligoyla
Edward Hopper, Sunlight on Brownstones, 1956

 

Dormite, forse, voi che silenti udite senza emetter fiato?

Sognate, forse? Sogniamo?

In un’ora imprecisata di un giorno non troppo lontano mi è stato chiesto dove fossimo,

perché e quando. Biascicando risposte generiche e affatto convincenti, ci si è accorti che le risposte non erano tali. Solo accozzaglie di parole volte a giustificare ingiustificabili assenze. Dovevo, non volevo, non credevo. Alla parola, al pensiero, all’utilità di entrambi.

Masturbazioni neuronali, scritture auto-celebranti. La penna mentale, però, silenziosa e paziente ha atteso. Ha atteso il soffiare gentile e impetuoso d’un mattino qualunque, quando, ripensando alla precisa domanda, nata all’imprecisata ora di un giorno non troppo lontano, la penna, sempre la stessa, ha ripreso la solcante opera.

Di certo, incidente, segue il battito che è ritmo personale, proprio. Tum-tum, dice, tum-tum, si espande.

Che possa avere l’effetto d’una bomba all’Orsini*, poco importa. Conta l’esserci e il chiedersi se non è, forse, il caso d’interrompere le apnee imposte, immergersi tra i fluttuanti cieli, nonostante Nibiru*, e cantare gli antichi versi…

 

Lu suli è già spuntatu di lu mari

e vui bidduzza mia durmiti ancora,

 

seguendo il proprio battito…

 

l’aceddi sunnu stanchi di cantari

e affriddateddi aspettanu ccà fora…

Lassati stari, non durmiti chiùi…*

 

tum-tum

tum-tum.

 

 

Goylì Goylà

 

*  Bomba all’Orsini: bombe a mano, artigianali, adoperate in attentati anarchici. Deve il nome al fallito attentato contro Napoleone III, realizzato da Felice Orsini (e altri tre complici) il 14 gennaio 1858. 

*  Nibiru: presunto pianeta che, secondo Zecharia Sitchin, in seguito all’interpretazione di testi sumeri, avrebbe permesso l’origine della vita sulla Terra. Secondo la teoria di Nancy Lieder, Nibiru sarebbe dovuto entrare in collisione con il nostro pianeta nel 2012. Teoria smentita dalle contingenze e contrastata dallo stesso Sitchin.

* E vui durmiti ancora: poesia siciliana di Giovanni Formisano, scritta nel 1910 e musicata da Gaetano Emanuel Calì. Incisa, per la prima volta, nel 1927.

 

BUSSOLA E CORVI

bussola
Glassed-compass & Jackstraw, (I.T.)

 

Tondo e ferroso tra

tremule dita, tondo e compatto

occhieggia direzioni.

 

Un Jack le indica in croce,

il capo paglierino rifugge l’illusione.

 

E’ chino, flette No crescenti. Whiskey

fischiato o Eternità. Ai

margini lambisce l’orientamento

fluente in Segno o Stigma.

 

Sigma è la diciottesima, sibila fenicie

avocalità. Standard deviazionali. Ordinario

sforzo o spettro. Un sei allungato all’oculare

eclisse.

 

Jack ama i corvi, sono maestri. Non li divora.

Ascolta l’eco lontano picchiare sul vetro. O specchio.

Occhio blindizzato da sospesi frammenti, discendenti.

 

Temono, i corvi, il ragno dalle puntute

zampe, defraudatore d’angoli, incisore

d’iperboliche attese.

 

Tonda e ferrosa, tra tremule dita

s’inarca la bussola. Contempla, ruotata

da contorte braccia, l’armato

aracnide raccogliente cocci di

perduti “dove“.

 

Uccellacci_e_uccellini2
Uccellacci uccellini, P. Pasolini

 

Goylì Goylà

FOUR ROSES

 unnamed

L’identità dei luoghi è giglio sfoltito

dai petali scivolanti in

vuote piscine deserticamente

immerse.

Cupola iridescente, o più.

Cupole. Impilate in autostrade dal

giraffico collo.

L’identità dei luoghi è una bottiglia

stretta, garage intirizzito,

scomposto, sovraffollato.

L’identità è un concetto respirante,

connesso, crescente, dialogante

cigno dalle incatramabili piume,

fruibili.

È straniera, come ape su bicchieri

obliati.

Rosa quadripartita,

fluente in gola. Spina per spina

s’appunta tra morbide pareti.

L’identità è tetra, triplice e i

Luoghi, rombi scomposti dai venti e

cenere cui ritornare.

È sirena, emersa dai flutti d’una

centrifuga lambente le coste del

Nulla, luogo del mai,

sinistra mano in potenza

scacciante la congiunzione

destrorsa, aborrito atto.

Aborto,

d’un propiziatorio salto nella

sacralità fiammante.

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Goylì Goylà


  • L’immagine d’apertura è “Four Roses“, quadro (olio e acrilico su tela) di ItyArt;
  • La foto in calce è tratta dal film “Withnail and I”, 1987.