TUMTUMMA ANCORA

 

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Edward Hopper, Sunlight on Brownstones, 1956

 

Dormite, forse, voi che silenti udite senza emetter fiato?

Sognate, forse? Sogniamo?

In un’ora imprecisata di un giorno non troppo lontano mi è stato chiesto dove fossimo,

perché e quando. Biascicando risposte generiche e affatto convincenti, ci si è accorti che le risposte non erano tali. Solo accozzaglie di parole volte a giustificare ingiustificabili assenze. Dovevo, non volevo, non credevo. Alla parola, al pensiero, all’utilità di entrambi.

Masturbazioni neuronali, scritture auto-celebranti. La penna mentale, però, silenziosa e paziente ha atteso. Ha atteso il soffiare gentile e impetuoso d’un mattino qualunque, quando, ripensando alla precisa domanda, nata all’imprecisata ora di un giorno non troppo lontano, la penna, sempre la stessa, ha ripreso la solcante opera.

Di certo, incidente, segue il battito che è ritmo personale, proprio. Tum-tum, dice, tum-tum, si espande.

Che possa avere l’effetto d’una bomba all’Orsini*, poco importa. Conta l’esserci e il chiedersi se non è, forse, il caso d’interrompere le apnee imposte, immergersi tra i fluttuanti cieli, nonostante Nibiru*, e cantare gli antichi versi…

 

Lu suli è già spuntatu di lu mari

e vui bidduzza mia durmiti ancora,

 

seguendo il proprio battito…

 

l’aceddi sunnu stanchi di cantari

e affriddateddi aspettanu ccà fora…

Lassati stari, non durmiti chiùi…*

 

tum-tum

tum-tum.

 

 

Goylì Goylà

 

*  Bomba all’Orsini: bombe a mano, artigianali, adoperate in attentati anarchici. Deve il nome al fallito attentato contro Napoleone III, realizzato da Felice Orsini (e altri tre complici) il 14 gennaio 1858. 

*  Nibiru: presunto pianeta che, secondo Zecharia Sitchin, in seguito all’interpretazione di testi sumeri, avrebbe permesso l’origine della vita sulla Terra. Secondo la teoria di Nancy Lieder, Nibiru sarebbe dovuto entrare in collisione con il nostro pianeta nel 2012. Teoria smentita dalle contingenze e contrastata dallo stesso Sitchin.

* E vui durmiti ancora: poesia siciliana di Giovanni Formisano, scritta nel 1910 e musicata da Gaetano Emanuel Calì. Incisa, per la prima volta, nel 1927.

 

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