LIVE AND LET LIVE

 

(Gustav Klimt, Morte e vita, 1908-1916)
(Gustav Klimt, Morte e vita, 1908-1916)

 

Le ballate accompagnano i ritmi del quotidiano incedere. A volte non sono ballate ma canti, altre non canti ma strumentale accompagnamento. Altre, pur volendo essere ballate o canti si rivelano suonate da ultima ora. Quel che appare evidente è che ciascuno ha la propria melodia e che questa varia di passo in passo, da bipede a bipede. E non sono decisivi colori o carte identificative, ciascuno ha la sua. E si sa. Tu lo sai. Io, tutti, lo sappiamo. Un volatile vorrà sempre vedere dove il vento lo costringerà ad atterrare. Tu lo sai, lui lo sa, tutti lo sappiamo.

“Ma siete sicuri che condurrà verso casa, il volo del volatile?” potranno chiedere. Se consideriamo che casa è dove sentiamo d’essere al sicuro, ogni luogo può e non può essere “casa”. Tu lo sai, lui lo sa, tutti lo sappiamo. E non c’è bisogno di dirlo. Ciascuno scende per la propria strada e ricorda le menzogne dei predecessori, degli attuali. I governi lo ricordano, tutti lo sanno, non pochi lo ricordano, pochissimi sono consapevoli. Sentirsi così soli e incolumi. Come un gabbiano in una città montana. Segue le correnti, spesso incoscientemente. Un volatile voleva cantare il blues e capire. E cantando, poter dire “Lo so”. Ma tutti lo sanno, loro lo sanno. Le case, le dimore, la sicurezza appartengono a chi è in grado di donarle… e mantenerle.

 

(Bombardamenti, 1943)
(Bombardamenti, 1943)

Un giorno potrebbe, un gabbiano meccanico, levarsi e decidere che non si è “degni” d’avere una dimora. Un giorno, quel meccanico gabbiano, alzandosi, potrebbe depositare il contenuto molesto del suo armato stomaco. Depositarlo come su Dresda. Come Hiroshima, Parigi, Beirut, Raqqa o qualunque altra. Ma tu lo sai, lui lo sa, tutti sanno che non dipenderà mai da qualcuno tranne che da “Loro”. Ma il loro volto non sarà mai bene identificato e a pagarne le spese, come sempre, come ogni volta, saranno i volti degli innocenti. Degli increduli. Di quelli che pensavano di sapere e invece non sanno.

E tu, loro, tutti penseremo di essere certi, ma la certezza è data solo dalla temporaneità. È fugace, non garantita. E dipenderà sempre da qualcun altro dal volto imprecisato. Ma nel dubbio generale, nel dubbio dei “perché”, allora, io, tu, noi che, forse, realmente non sappiamo, potremo mai chiederci, fino a quando?

 

(Inland Empire, David Lynch)
(Inland Empire, David Lynch)

 

Goylì Goylà

 

Con consapevole e piena autonomia intellettuale, questa rivista sostiene la Vita e chiunque per la Vita, pacificamente, lotta in solidarietà con i propri simili. Con consapevole e piena autonomia intellettuale, liberi da etichette e imposizioni massificanti noi siamo a fianco di chi quel fianco ha scoperto. Con consapevole e piena autonomia intellettuale, liberi da condizionamenti di sorta, scegliamo la via dell’innocenza e la difesa di chi difesa non ha.

(G.G.)

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TICKET TO RIDE

(Migranti al confine ungherese, fonte foto: sputniknews)
(Migranti al confine ungherese, fonte foto: sputniknews)

Un biglietto per volare. Non esistono voli. Un biglietto per volare alto. I motori bruciano. Non importa. Un biglietto per volare, volare alto, è un gioco da tavolo[1]. Si costruiscono vagoni, si collegano città. Un biglietto per volare, volare alto, è un biglietto per autostrade celesti. O infernali. Ma è pur sempre un biglietto, una scelta. Possibilità recalcitrante. No. Cromatico salto verso l’oltre. Chi acquista ha la consapevolezza del dovere. Di dover provare, ad avere una possibilità. Le opportunità sono caduchi fiori che, come vagoni in lontane, periferiche strade, procedono, sfilano solitari. I vagoni, i fiori.

(Ticket to Ride, table-game)
(Ticket to Ride, table-game)

E quegli stessi petali, un dì freschi e invitanti, mutano in sagome, e queste, trasparenti, dal vento scosse, fuggono come velina tra le dita. Di una danzatrice in bianco. Agitante il carminio fazzoletto, dolcemente pizzicato. Una danza di conquista, di terreno. Ariosa. Appropriazione debita di un luogo, che sia proprio, che sia sicuro. Come etichettare non legittimo un simile bisogno. È congenito al bipede. Ogni esistente lo avverte. Il sentore libero. Sicuro. Dovrebbe esser garantito, in qualità di diritto, il sentore libero. O meglio, l’aspirazione di ciascuno a dotarsi di una propria sicurezza, che possa, al contempo, essere certezza globalmente accreditata. Per ciascuno. Avere un posto, un posto che sia sicuro, ove ottemperare, realizzare i bisogni primari.

(Danzatrice di pizzica, particolare)
(Danzatrice di pizzica, particolare)

Respirare in sicurezza, polmoni aperti e ali spiegate. Le felci continueranno a ergere i propri busti verso l’aspirazione celeste, le nubi si accalcheranno, ancora, e quel che resta del creato muterà sembiante pur restando fedele a se stesso. Come certi cicli per loro naturalità tendono a ripetersi, così ogni essere punterà l’auspicio, osservando stormi metallici, branchi su rotaie. I ventri vuoti, colmi di speranze. Chiederanno aiuto, per poi costruire da sé, per ciascuno, una strada. Un’autostrada con speciale accesso, accesso che sarà un biglietto. Un biglietto di sola andata verso i campi di fragole[2], quei campi dove le spalle non respirano flesse e gli occhi abbandonano la loro cecità, dove il nulla non è reale e quel non reale nulla è il niente da non attendere. Perché niente si attende ove è possibile creare.

(Stazione ferroviaria di confine, fonte foto: Reuters)
(Ferrovia di confine, fonte foto: Reuters)

Goylì Goylà


[1] Ticket to ride, gioco in stile tedesco, vincitore del premio premio Spiel des Jahres nel 2004;

[2] Citazione, Strawberry fields, Beatles.