SMORFIA CAPITALE

 

 smorfia capitale d

 

Guardate quel ghigno in fondo al burrone! S’agita e sale come melma stagnante compressa in tombini di carta velina. S’agita, sale e trabocca. Un delegato mezzo cieco spruzza acqua coloniale, benedizione d’opere non pie degne d’un piè pestato su larghi viali.

S’agita e spurga, il materico candore scambiato per nevischio abbraccia flessi viandanti dal cilindro curvo e il bastone teso. Ingenui, solidali, d’altruismo generati, per altrui bisogni plasmano verdi paperonate carte. Un don, un din. Più don, più din. In pompa magna. Magna ancora di 50 in 50 pro capite s’è detto. Al decapitato un retroposto 2 % per schede e brioche da marcatura segnalante. Fortunato il mal decapitato con il retroposto ingombro, occluso in governative non ufficiali beneficiarie. Fortunato come quei del campo che videro discarica mutata in camper. Mezzo neutro donato alla specificazione complementare: per- camp- are -ere- ire.

 

CAMPARE TRA LE ERE ALTERNANDO NON CELABILI IRE!

 

“C’avessero almeno un’abile maestranza!” direbbero alcuni al- meno. Al meno peggio andrebbero di mano in mano, di mano in manna quasi come in Alemagna. Direbbero alcuni, ahi voi, fruttate più di pere e cannoni, vi tocca calar il capo per lo scalpo o taglio orizzontale. Che si voglia.

Ma se la bilancia facesse conti esatti, pari in egual modo, segnando peso adeguato, da trucchi scevro, il lavoro di gazzelle, volpi e pantere non andrebbe sprecato e ad una semplice dimissione di ex marcianti, camerati o ‘halemagni, s’affiancherebbero manette, rimborsi e cauzioni. Le cautele però di questi tempi paiono troppe come i pilati e i bonzi da beatificazione. Lisci e lindi pien di peli stomacanti, stomachevoli. Mancanze pregevoli. E se da loro, mancanti, abbondano scure ghignanti praterie, qui giù tra pale e griglie nel marciume, per evitare La scure, rimestare si dovrà.

 

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Goylì Goylà

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