POLVERI E POLVERIERE

 

 

(Bansky)
(Bansky)

 

 

Ogni elemento possiede un proprio meccanismo aggregante, tale da rendere un corpo, corpo, una abatjour, abatjour, una bottiglia, bottiglia. Esiste però, in terra, come nello spazio cosmico, materia in sé compiuta e, al tempo stesso, apparentemente disgregata dal resto. Elementi. Pulviscolo di variabile forma e composizione trottante su ogni genere di superficie. Frammenti di altro. Polvere. Residuo di “composizioni maggiori” che, relegato nell’avanzare solitario, trova forma in alternativa, residuale aggregazione. Un disgregato dunque, aggregato per circostanze, “volontà” o casualità.

 

 

(Milano, Black Block #NoExpo, 2015)
(Milano, Black Bloc #NoExpo, 2015)

 

 

Ma, se in “cielo” come in terra, la residualità, la “disgregazione”, sono elementi onnipresenti,  se la polvere interstellare origina la luce zodiacale, se le nubi di gas e polveri, sono ritenute precursori di sistemi planetari. Se e ancora se. Ogni se avesse un senso. O pressoché inconfutabile concretezza. Quel che, con moderato errore, riteniamo “aggregato”/ “compiuto” mondo e lo spazio intorno ad esso, sarebbero forse un’immensa polveriera, insieme mixato di elementi per sé disconnessi, costole spurie o penne remiganti, accessori al corpus base, in cui ciascun “remigante” o miccia, polvere o scintilla, diviene precursore di sistemi, plauditi o avversati, notori e non, a cui ciascun granello, miccia o scintilla, per un moto o forse in altri, moti e modalità, avrà la facoltà/ obbligo/ opportunità di congiungersi.

 

 

(Bansky, Norvegia 2009)
(Bansky, Norvegia 2009)

 

Goylì Goylà

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