CONTEMPORANEE LOTOFAGIE

(Lotus picture)
(Lotus picture)

Le frescure notiziali giungono ai padiglioni come auricolari placcati da dita instabili. Le frescure notiziali, le avvisaglie d’informazione, a volte, sono tarlo, perno per giri di boa. Ballerine sconnesse. Le notizie. Gli avvisi. Notifiche inoltrate a oculi e labirinti. Notiziare per avvisare. Scopo primo dell’avviso è creare partecipazione. Rendere partecipe l’uditorio di un particolare, o più, con l’intento, magari, di entusiasmare. Generare una vibrazione, viscerale. Se non viscerale, muscolare. Se non muscolare, almeno, vertebrale. Una vibrazione issante. Incessante. Reale, onesta. L’onestà vibratile è quel “qualcosa” di cui si sente l’esigenza. Eppure, scarseggia. La cui assenza, rende percepibile l’inesattezza dell’essere, l’inconcludenza. Il non essere.

( Katsushika Hokusai, In the hollow of a wave)
( Katsushika Hokusai, In the hollow of a wave)

L’onestà di essere. Il coraggio di contrastare. Un’assenza costantemente presente. Un giorno, dissero che in molti, dopo aver udito terribili vicende, rimasero sconvolti. Talmente, sconvolti, da elargire pianti e svenimenti. Un giorno, quello dopo il solare appena citato. Ebbene, un giorno, quel giorno, altro, il pianto e la vertigine erano stati soppiantati da fiori di loto. I lotofagi(1), sanno bene che miglior modo per prolungare le vitali, gioiose esistenze, è non domandare. Non questionare. Rimanere silenti, asserire con grazia. Un “no” di circostanza, una moina. E… ancora un loto. Per ingraziare la “fortuna”. Relegare bombe d’acqua a meri incubi circostanziali. Si sa gli tsunami, come le onde anomale e il mare agitato, rappresentano l’approssimarsi del cambiamento, della rinnovazione. Una morte per una rinascita. Incantesimo di vite autorigenerate. L’onda è accettazione di una necessità. La necessità di sopperire innanzi l’accondiscendenza, o emergere. In contrasto all’inondazione. Ciascuno di noi, in confronto, può essere topo in stiva o remo.

(Hameln, Il pifferaio magico)
(Hameln, Il pifferaio magico)

L’annegamento, come il cerebrale plagio o l’emersione, è una scelta. Scegliere d’agire, di reagire, è primario modo indicante attività vitale. Rassegnarsi al circostante, alzare le spalle in virtù dell’ordinario “mai nulla cambierà” indica morti premature, dello spirito. Serve coraggio, dicono alcuni. Energie, altri. Non serve a niente, in tanti. Quasi tutti dimentichi della forza, immensa, che il moto collettivo riveste. Teorici osservano che l’assenza di reattività, a volte, è legata al bisogno di autoconservazione. Quell’immobilità “rassicurante” per sostanze e serenità. Ma, l’immobilità, è un concetto troppo generico e irrealizzabile, per qualsiasi elemento. La realtà è destinata al cambiamento, alla mutazione. Nulla esiste d’immutabile, o definito nell’indefinitezza. Dunque, la volontà di conservazione, non diviene altro che una mera illusione. Come il credo della distanza. Del “se”. Se un avvenimento riguarda “altri”, non coinvolgerà “me”. Errore comune è credere che ciascuno viva per sé.

L’entanglement conferisce costanti prove d’esistenza. Come il karma. O la borsa. E l’immobilità, diventa solo un modo, altro, di provocare eventi, in negativo. Non agendo, non si conferiscono punti alla neutralità, non agendo, si regalano chance, spesso, ai cavalli di punta. Non agendo, si sottraggono opportunità alla contraerea. Non agendo, l’attività soporifera del loto, prende piede generando un’instancabile orda sonnambula, emotivamente inerte.

(Scultura,
(Scultura, “Le tre scimmie sacre”)

Goylì Goylà

N.B. (1) I lotofagi dell’Odissea, che vengono qui richiamati, secondo studi, pare non si cibassero del noto “fiore di loto” bensì dello “Zizyphus lotus“.

N.B. (2) Le “tre scimmie” note con le negative accezioni del “non vedo, non sento, non parlo”, comunemente associate a episodi di omertà e cieca indifferenza, in realtà, hanno un significato ben diverso. “Mizaru, coprendosi gli occhi, non vede il male. Kikazaru, coprendosi le orecchie, non sente alcun male. Iwazaru, coprendosi la bocca, non parla del male. Insieme, le tre scimmie sono la metafora del principio del ‘non vedere il male’, ‘non sentire il male’ e ‘non parlare del male‘ ”. Pare che lo stesso Mahatma Gandhi, pur avendo rinnegato ogni elemento materiale, tenesse con cura una statuetta raffigurante le tre scimmie sacre.

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